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mercoledì 15 febbraio 2012

Il Parco dei Camaldoli


Il Parco dei Camaldoli

La vetta di Napoli
di Fabio Salatiello
Il Parco dei Camaldoli è un fitto bosco di castagni, con un’estensione di 137 ettari, dove è possibile fare esperienza di una dimensione che nelle grandi città metropolitane è impossibile vivere. L’intervento dell’uomo è infatti ridotto al minimo e il tessuto edificato già contenuto nell’intorno si dirada ancora fino ad annullarsi all’interno del bosco. La percezione che si ha è quella di un luogo di montagna, dove poter praticare in tutta tranquillità attività tipiche di altre realtà terriotriali come il trekking e il birdwatching.
L’accesso principale al Parco avviene da viale RAI, che lo divide in due zone separate ciascuna dotata di un ingresso proprio. La parte a sud, verso il panorama flegreo, è organizzata nel primo tratto pianeggiante secondo i principi progettuali dei parchi urbani moderni, con una forte presenza architettonica per creare direttrici rettilinee, parterre e una cavea triangolare con funzione di belvedere. Man mano che ci si spinge oltre, l’architettura cede il posto ad un unico sentiero discendente naturalistico, in blocchi di tufo, che segue il declivio orografico. Sui tratti di percorso che lambiscono il pendio si aprono viste sorprendenti sia sul sottostante quartiere di Soccavo, sia più in lontananza sul golfo. L’altra parte del parco, a nord, è solo naturalistica, con una serie di tortuosi sentieri in blocchi di tufo, che anche qui seguono il declivio.
photo@vaganapoli - All rights reserved
La collina dei Camaldoli, sulla cui sommità si estende il parco, trae nome dal vicino complesso monastico camaldolese, l’Eremo, costruito a partire dagli ultimi anni del XVI secolo. Con i suoi 458 metri sul livello del mare è il rilievo più alto della città di Napoli. Purtroppo proprio per la sua altezza è stata destinata a ricevere l’antenna dei ripetitori televisivi che oggi si trova proprio al centro del parco, solo parzialmente celata dalla vegetazione.
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Geologicamente fa parte dell’area vulcanica flegrea, configurando la conca in cui sorge Soccavo, mentre dal punto di vista geografico si può considerare parte dell’area collinare di Chiaiano. Sotto il profilo amministrativo ricade quasi completamente nella Municipalità di Chiaiano, in piccola parte in quelle di Soccavo e Vomero-Arenella. Tuttavia l’area, ben lontana dal carattere di forte urbanizzazione di questi quartieri, è una realtà a sé. I due versanti del rilievo sono poi molto differenti tra loro: quello meridionale prospiciente la zona flegrea è fatto di rupi tufacee scoscese e vegetazione rada; quello nord, dove si trova il parco, in lieve declivio è coperto da un folto bosco ceduo composto prevalentemente da Castagni. Sporadicamente sono presenti la Robinia, il Leccio e la Roverella, e altre specie arboree tipiche dei rilevi boschivi appenninici quali il Nocciolo, l’Acero e il Frassino.
Il Parco Urbano dei Camaldoli è stato istituito nel 1980. Nel luglio del 1996 è stato inaugurato e aperto al pubblico per circa un terzo della sua estensione. E’ il più grande parco urbano d’Italia, benché sia più vicino ad una riserva naturale che a un tipico parco urbano. Dal 2004 fa parte, assieme ad altre aree naturali collinari inedificate della città, del Parco Regionale Metropolitano delle Colline di Napoli.
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Molte aree non sono ancora state sistemate ed attrezzate definitivamente per l’apertura al pubblico. La manutenzione e la pulizia sono soddisfacenti considerata la smisurata estensione del parco. La zona circostante è ricca di ristoranti, alcuni dei quali possono godere di aria e veduta che non hanno nulla da invidiare a quelli situati in altre zone più blasonate della città. L’accesso principale al parco si trova su Viale RAI, che si imbocca dal piazzale che si trova alla fine di via dell’Eremo. Un altro ingresso è ubicato in Via S.Ignazio di Loyola.
Come arrivare